Dati di riferimento
Comune: Pitigliano (GR) — Provincia: Grosseto — Regione: Toscana
Altitudine: 313 m s.l.m. — Substrato: tufo vulcanico (Quaternario)
Acquedotto: Acquedotto Mediceo (1543) — Popolazione: ~3.600 ab. (2024)
Denominazione storica: "Piccola Gerusalemme" per la comunità ebraica (sec. XVI–XIX)
Il sito: un pianoro tufaceo alla confluenza di due torrenti
Pitigliano occupa un pianoro allungato di tufo vulcanico alla confluenza dei torrenti Lente e Meleta, nella parte sud-orientale della provincia di Grosseto. La posizione elevata rispetto ai fondovalle (circa 80–100 metri sulle rive dei torrenti) garantiva una difendibilità naturale che ha determinato la scelta del sito sin dall'età etrusca. Le pareti verticali del pianoro, in alcuni tratti quasi a picco, erano integrate nel sistema difensivo medievale senza necessità di grandi opere murarie sul lato dei precipizi.
Il territorio circostante appartiene alla cosiddetta "Toscana dell'interno" o "Toscana dimenticata": un sistema di rilievi tufacei poco visitato rispetto alla Val d'Elsa o al Chianti, ma di notevole interesse per la densità degli insediamenti etruschi e medievali. Sorano, Sovana e Pitigliano formano un triangolo di circa 15 km di lato che raggruppa tre centri storici di impianto medievale su substrato etrusco, collegati da antiche vie rupestri scavate nel tufo (le cosiddette "vie cave").
Stratificazione storica: dalla fondazione etrusca al dominio degli Orsini
Le prime tracce di frequentazione sistematica del pianoro risalgono all'VIII–VII secolo a.C. Il centro etrusco di Pitigliano (il cui nome latino, Petelianus, è di etimologia dibattuta) controllava il territorio circostante e le vie di comunicazione verso il mare Tirreno e l'interno. La necropoli etrusca, parzialmente visibile lungo le pareti del pianoro, documenta una comunità organizzata e prospera.
L'insediamento medievale si sovrappone al precedente. Nel XII secolo Pitigliano compare nelle fonti come castello della famiglia Aldobrandeschi, conti di Sovana. Alla metà del XIII secolo passa agli Orsini di Roma, che ne fanno la capitale del loro dominio nella Maremma toscana per circa tre secoli (1293–1604). Sotto il governo degli Orsini il borgo assume la configurazione che in gran parte conserva ancora oggi: le mura vengono ampliate, il castello (poi Palazzo Orsini) viene ricostruito, e nel 1543 viene realizzato l'acquedotto che porta il nome mediceo perché cofinanziato da Cosimo I de' Medici.
Il Palazzo Orsini e la Fortezza
Il Palazzo Orsini (XIV–XVI secolo) domina il margine settentrionale del pianoro. La struttura attuale, frutto di ampliamenti successivi, integra una torre di origine medievale con corpi di fabbrica rinascimentali aggiunti sotto Niccolò IV Orsini (1465–1510). Il portale principale è decorato da stemmi araldici degli Orsini (le rose) e da figure zoomorfe. Alla base del palazzo si trovano cantine scavate nel tufo che si estendono per diverse centinaia di metri sotto il centro storico.
L'acquedotto mediceo: infrastruttura e architettura
L'acquedotto di Pitigliano, costruito nel 1543 su progetto attribuito a Baldassarre Peruzzi o alla sua scuola, è una delle opere idrauliche rinascimentali meglio conservate della Toscana meridionale. La struttura corre lungo il bordo meridionale del pianoro per circa 220 metri, sostenuta da arcate a tutto sesto in tufo grigio locale. L'acquedotto captava l'acqua da sorgenti poste sul territorio circostante e la convogliava alle cisterne e alle fontane del centro storico.
La visibilità dell'acquedotto dalla valle sottostante lo ha reso nel tempo il simbolo iconografico di Pitigliano, integrandosi nella percezione visiva del borgo come elemento della sua silhouette caratteristica. Dal punto di vista funzionale, rimase in uso fino all'allacciamento alla rete idrica moderna nel primo dopoguerra.
La comunità ebraica e la "Piccola Gerusalemme"
Nel XVI secolo, a seguito delle espulsioni dai territori pontifici (1555, bolla Cum nimis absurdum di Paolo IV), numerose famiglie ebraiche trovarono rifugio nel feudo degli Orsini, che garantivano una relativa tolleranza. La comunità ebraica di Pitigliano raggiunse nel XVII–XVIII secolo una consistenza significativa rispetto alla popolazione totale del borgo, al punto che la denominazione "Piccola Gerusalemme" circolava già nel XVIII secolo nelle descrizioni di viaggiatori italiani e stranieri.
Le strutture della comunità ebraica — la sinagoga, il forno per il pane azzimo, il macello rituale, il bagno rituale (miqve) e il cimitero — sono ancora visibili nel centro storico. La sinagoga, databile al XVII secolo con rifacimenti settecenteschi, è stata restaurata negli anni Novanta ed è oggi visitabile. Gli ambienti sotterranei associati alle pratiche religiose ebraiche si sviluppano nelle grotte tufacee, documentando un utilizzo dello spazio ipogeo comune a molti insediamenti dell'area.
Il tessuto urbano medievale: via principale e isolati
La struttura urbana di Pitigliano segue l'andamento longitudinale del pianoro. La via principale, oggi via Zuccarelli, percorre il borgo da porta a porta in senso est-ovest per circa 400 metri. Le vie trasversali sono strette e in pendenza, alcune delle quali sfociano direttamente sulle pareti del pianoro con scalinate che scendono verso le grotte sottostanti.
Gli edifici del centro storico sono prevalentemente in tufo grigio locale, con alcune eccezioni in laterizio per i corpi di fabbrica di età moderna. Le case a schiera medievali hanno tipicamente tre-quattro piani fuori terra: piano terra con bottega o stalla, piani superiori residenziali con finestre strette e davanzali in pietra lavorata. Le gronde in pietra a mensola sono un elemento ricorrente nel prospetto delle abitazioni di Pitigliano e Sorano, assente invece nell'area senese.
«Il tufo di Pitigliano è materiale da costruzione e substrato geologico al tempo stesso: le cantine medievali sono grotte etrusche riutilizzate, le case appoggiano su pareti che non sono pareti ma roccia viva.»
Pitigliano nel sistema delle vie cave etrusche
Il territorio intorno a Pitigliano è percorso da un reticolo di "vie cave": percorsi scavati direttamente nella roccia tufacea, profondi fino a 20 metri e larghi 2–4 metri, che collegavano i principali centri etruschi della zona. La via cava di San Giuseppe (che porta verso Sovana) e la via cava del Gradone (verso Sorano) sono le meglio conservate nell'area di Pitigliano. Questi percorsi, usati durante l'epoca etrusca e poi medievale per il transito di merci e bestiame, sono oggi tutelati dal Piano Paesaggistico Regionale della Toscana come beni culturali del paesaggio agrario storico.
Fonti e riferimenti
- Ministero della Cultura — Scheda Palazzo Orsini di Pitigliano
- ISTAT — Censimento della popolazione, Pitigliano 2021
- Regione Toscana — Piano Paesaggistico Regionale
- Ciampoltrini, G., Pitigliano: la città del tufo, Edizioni ETS, 1999
- Toaff, R., La nazione ebrea a Livorno e a Pitigliano, Leo S. Olschki, 1990